venerdì 7 agosto 2015

State attenti.

State attenti: la nave ormai è in mano al cuoco di bordo, e le parole che trasmette il megafono del comandante non riguardano più la rotta, ma quel che si mangerà domani.


Søren Kierkegaard, Stadi sul cammino della vita

mercoledì 5 agosto 2015

Ode al vino, Pablo Neruda


Ode al vino

Vino color del giorno,
vino color della notte,
vino con piedi di porpora
o sangue di topazio,
vino,
stellato figlio
della terra,
vino, liscio
come una spada d’oro,
morbido
come un disordinato velluto,
vino inchiocciolato
e sospeso,
amoroso,
marino,
non sei mai presente in una sola coppa,
in un canto, in un uomo,
sei corale, gregario,
e, quanto meno, scambievole.

A volte
ti nutri di ricordi
mortali,
sulla tua onda
andiamo di tomba in tomba,
tagliapietre del sepolcro gelato,
e piangiamo
lacrime passeggere,
ma
il tuo bel
vestito di primavera
è diverso,
il cuore monta ai rami,
il vento muove il giorno,
nulla rimane
nella tua anima immobile.
Il vino
muove la primavera,
cresce come una pianta di allegria,
cadono muri,
rocce,
si chiudono gli abissi,
nasce il canto.
Oh, tu, caraffa di vino, nel deserto
con la bella che amo,
disse il vecchio poeta.
Che la brocca di vino
al bacio dell’amore aggiunga il suo bacio

Amor mio, d’improvviso
il tuo fianco
è la curva colma
della coppa
il tuo petto è il grappolo,
la luce dell’alcol la tua chioma,
le uve i tuoi capezzoli,
il tuo ombelico sigillo puro
impresso sul tuo ventre di anfora,
e il tuo amore la cascata
di vino inestinguibile,
la chiarità che cade sui miei sensi,
lo splendore terrestre della vita.

Ma non soltanto amore,
bacio bruciante
e cuore bruciato,
tu sei, vino di vita,
ma
amicizia degli esseri, trasparenza,
coro di disciplina,
abbondanza di fiori.
Amo sulla tavola,
quando si conversa,
la luce di una bottiglia
di intelligente vino.
Lo bevano;
ricordino in ogni
goccia d’oro
o coppa di topazio
o cucchiaio di porpora
che l’autunno lavorò
fino a riempire di vino le anfore,e impari l’uomo oscuro,
nel cerimoniale del suo lavoro,
e ricordare la terra e i suoi doveri,
a diffondere il cantico del frutto.


(Pablo Neruda)

lunedì 27 luglio 2015

Una pagnotta ben cotta (...)

“Una pagnotta ben cotta - disse Antonia - con dentro tre o quattro belle fette di salame, o di stracchino, vale più di tutte le ostie della terra.”

Sebastiano Vassalli, “La chimera”

domenica 5 luglio 2015

Le uova affogate

“– Non dimenticherete almeno di portarmi le uova affogate in un piatto piano? – Soltanto i piatti piani erano adorni d'immagini, e la zia si divertiva ad ogni pasto a leggere la leggenda di quello che le era servito quel giorno. Si metteva gli occhiali, decifrava: «Alì Babà e i quaranta ladroni, Aladino o la lampada meravigliosa»… e diceva sorridendo: – Benissimo, benissimo.”
Marcel Proust, La strada di Swann (Alla ricerca del tempo perduto; traduzione di Natalia Ginzburg)

domenica 28 giugno 2015

domenica 14 giugno 2015

Famiglie a tavola, Natalia Ginzburg

Famiglie a tavola


Nella mia casa paterna, quand’ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: «Non fate malagrazie!»
Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: « Non leccate i piatti! Non fate sbrodeghezzi! Non fate potacci!»
Sbrodeghezzi e potacci erano, per mio padre, anche i quadri moderni, che non poteva soffrire.
Diceva: «Voialtri non sapete stare a tavola! Non siete gente da portare nei loghi!»



Natalia Ginzburg, Lessico famigliare, Einaudi